Spettacoli

LA NOTTE DELLA BONA DEA

TAU - Teatri Antichi Uniti

martedì 30 giugno 2026
21:15

Chiesa della Santissima Annunziata

- posto unico €10

voce, musiche e percussioni Anissa Gouizi
voce, corpo recitante e regia Giulia Bellucci
danza Laura Musone
flauti Fabio Mina
voci Coro de l’Alma

Voci, tamburi, versi e polifonie. Così La notte della Bona Dea viene raccontata, evocata e riportata in vita seppure nel suo essere misteriosa. Un rito antico quanto misterioso, il culto della Bona Dea. Costante la sua presenza all’interno del pantheon romano, risonante di provenienze e archetipi a loro volta ancora più antichi.
Il suo nome nascosto – secondo alcuni – sarebbe lo stesso di Roma, nella cui pietas e nel cui cuore religioso ella riposa. In quanto iniziatico e segreto, nulla sappiamo del rituale invernale che si effettuava nella prima settimana di dicembre, speculare a quello di maggio legato alla rinascita della vita.
Soltanto grazie al sacrilegio avvenuto nel 62 a.C. ad opera di Clodio, le cronache hanno regalato ai posteri degli elementi preziosi sulla notte protagonista dell’opera. Ciò che sappiamo con certezza è che nessun essere di sesso maschile (nemmeno animali, persino le statue o gli affreschi con immagini maschili venivano velate per non oltraggiare la Dea) poteva prendere parte al rito; da cui la gravità dell’ingresso di Clodio nel rito. Vi era il vino, vi erano formule, sacrifici. La Dea era evocata da donne che intonavano canti, si raccontavano confidenze, ritrovavano una memoria comune.
Nonostante i pochi elementi a disposizione, vorremmo raccontare questa importante protagonista della vita romana attraverso suggestioni poetiche e musicali che nascono dalla osservazione dei reperti, dai colori della religiosità romana riportati dalle indicazioni iconografiche e storiche, nonché dalla genesi del suo mitologema così potente da resistere anche secoli dopo – fino al V – l’avvicendarsi del cristianesimo.
Speculare alla Bona Dea, complementare a lei, la Cupra picena dei fuochi sacri sugli altari della costa adriatica.
Poco più in là, Iside la scura che nelle preghiere viene invocata esattamente come secoli dopo la Vergine Maria.
La narrazione si spinge infine con desiderio verso il femminile nella sua dimensione sacra: questa opera vuole essere un momento di ri-emersione, di ri-attualizzazione, ri-evocazione attraverso i linguaggi dell’anima. La poesia, la prosa e la musica intessono – a partire dai dati – un racconto a tutti gli effetti mitopietico. Il fare senso, confrontandosi emotivamente con storie che sollecitano la nostra anima, è ciò che ci muove verso le epoche antiche. Una voce recitante, tre voci principali e due cori scandite dai tamburi indissolubilmente legati ai riti e alle preghiere alle Dee. I testi sono originali, scritti basandosi su dati storici ma declinati secondi linguaggi poetici e prosaici ad alto tasso simbolico e archetipico.